Non avrei mai pensato, otto anni fa, che sarei stato così male emotivamente a causa della perdita di un animale, di un gattino, ne abbiamo sempre avuti, belli, vispi e affettuosi, ho voluto loro bene e li ricordo con affetto e nostalgia. In questo caso però è diverso, è qualcosa di più profondo e forte che mi spinge a scrivere queste righe di getto e magari senza troppa bravura letteraria su un piccolo amico che da due giorni è volato via. Ora lo vorrei ricordare. Se ho iniziato ad amare i gatti è merito suo.
Lampino era un micio unico per noi, già nell'aspetto lungo e slanciato, molte volte abbiamo ipotizzato fantasiosamente che fosse per qualche antenato di altra specie felina, e altrettanto per il suo meraviglioso carattere.
Allegro, intelligentissimo, sveglio, curioso, simpaticissimo, con una comunicatività che sembrava quasi umano, una voce potente, capace di grandi urlate agli altri gatti, diffidente cogli estranei, era un gatto che andava saputo conquistare, ma stupendamente affettuoso con coloro ai quali voleva bene: noi tre, gli unici di cui lui si fidasse. La sua famiglia.
Non dimeticherò mai quando arrivò: la notte giocavo al computer e sentì un forte miagolio da fuori, sembrava quasi che un umano facesse il verso un gatto tanto era potente, e invece era davvero un gatto, un cucciolino che chiedeva aiuto, colla tenacia e la combattività che lo hanno sempre accompagnato. Sin da allora era un gattino che non si arrende mai.
Quel week end andai fuori porta, un seminario di lavoro, ricordo che fu l'ultimo a cui partecipai di quel tipo, quando da Bellaria telefonai a casa, mia madre mi disse che era apparso un bel gattino piccino, un nuovo arrivato.
Ai tempi avevamo una dolcissima gatta che era con noi da circa 10 anni, da quando era cucciola.
Fu qualche giorno dopo che riuscì finalmente a vedere il nuovo arrivato spuntare da dietro un'albero dell'orto che gli faceva da casa, piccolo, gambe lunghe, bel musino allungato, molto carino e vivace, un po' pauroso, mia madre gli dava da mangiare e da bere, e lui di certo non faceva complimenti, lasciato presso di noi da chissà chi, perchè lo accudissimo. Una benedizione.
Ecco, quella fu la prima volta che lo vidi. Il giorno dopo già ci giocai per la prima volta.
Legò subito con noi, e con la gatta che gli fece un po' da mamma, dormivano insieme, si contendevano il cibo, una volta presero lo stesso spaghetto in bocca dalle due estremità e selo tirarono a vicenda, lui giocava colla sua coda, lei lo brontolava e gli dava a volte dei leggeri pattoncini, ma lui si rotolava e la guardava come per dirle che le voleva bene.
Ricordo lo sguardo comicamente scocciato di lei alle prese con questa piccola peste, e quello vispo e affettuoso di lui, facevano coppia, erano troppo bellini, attendevano il cibo fuori dall'uscio a vetri quando volevano venire in casa, e i giorni passavano.
Lampino dormiva nella sua scatola, nella finestra della stanza della lavatrice, in cantina, ogni volta che la luce si accendeva e uno di noi arrivava, lui si alzava a cominciava a fare lo scemo, rotolarsi e saltare, per dimostrare affetto. Una volta nel farlo fece un ruzzolone perchè era mezzo assonnato, mio padre gli batteva il dito dalla finestra e lui lo seguiva. Cominciò ad affezionarcisi in quel momento, poco dopo comprò una scatola di cibo per gatti, non l'aveva mai fatto prima.
Quando dormiva profondamente andavamo pian piano giù a vederlo riposare, era uno spettaccolo, un piccola vita che già era uno di noi.
Una sera dovevo uscire, mi recai ad aprire il garage per prendere l'auto, ed eccoti Lampino, che iniziò subito a strusciarsi alle mie gambe e cercare di arrampicarsi per farsi prendere in collo, e miao miao miao. Se salivo le scale, faceva i salti per stare sempre davanti a me, voleva da subito bene a tutti. Affetto, affetto incondizionato, senza chiedere nulla in cambio.
Lampino cresceva e diveniva un giovane gattino, anche un po' grassoccio, veloce come un lampo, da qui il suo nome, che gli venne dato proprio allora. La mia nonna gli fece un giochino dietro casa, di cui c'è ancora qualcosa, col quale passava ore. Poi la gatta sene andò, mio padre la seppellì nell'orto, vicino al muro di confine, lui pianse un giorno per la sua perdita e divenne il solo gatto di casa, passando la Primavera e poi l'Estate, continuava a crescere a scoprire il mondo, e il nostro quartiere tranquillo al confine tralla cittadina dove abitiamo e la campagna.
Un cacciatore nato, fece una vera strage delle bestiole nel suo territorio sin da cucciolo, come il merlo che veniva a cantare sotto il pesco dietro casa, che gli richiese un certo sforzo e un numero di attacchi non riusciti, e poi le lucertole, i topi ovviamente, nonchè uccellini, col tempo andava sempre più spesso fuori dal muro del giandino e a volte tornava con qualche preda che ci esponeva davanti la porta di casa, per farci vedere che era bravo.
Prese l'abitudine di farsi strusciare colle scarpe, piano e dolcemente ovviamnete, si buttava ai tuoi piedi e ti miagolava a mo' di esortazione, ci sarebbe stato a giorni fosse stato per lui, andavo fuori nell'orto a prendere i panni stesi, ed eccotelo che arrivava e si struciava alle mie gambe, mi miagolava comunicandomi chiaramente di fargli le coccole, e via. Mi sedevo sulla sraio a leggere un libro ed eccolo che si sedeva sotto la sdraio vicino a me, dove aveva sia l'ombra che l'affetto di un familiare. E magari anche la possibilità di rifarsi le unghie alla stessa sdraio, cosa che da sopra sentivo.
Amava dormire in garage, forse perchè era più fresco, a volte dormiva anche nella stanza della caldiaia, comoda e accolgiente, gli piacevano i posti freschi, e in ognuno aveva una cuccia, in casa veniva di giorno. Una volta trovai sul parabrezza della mia auto le sue impronte, curiosamente strusciate in un certo punto, il che faceva capire che evidentemente lì era scivolato e aveva cercato di tenersi in equilibrio sul vetro, sempre curioso e sempre esploratore delle cose che trovava.
I primi tempi usciva la sera a tornava la mattina dopo, mia madre si alzava presto per aprirgli le porte, lui arrivava, faceva capolino dalla porta aperta della camera da letto, e con un eloquente miao diceva a mia madre di alzarsi e dargli la pappa.
Quando usciva salutava col suo tipico fare: si sdrotolava per terra guardandoti, e magari aggiungeva un bel miao. Era il suo modo dire "ciao, vado a fare un giretto". Comico e dolce allo stesso tempo, comunicava con una sua lingua che noi sapevamo capire, in molti sensi parlavamo con lui, e lui ci parlava. Mai visto un gatto fare così.
Ne ha passate molte: una volta sparì per ben quattro giorni, lo avevamo quasi dato per spacciato quando è tornato una sera miagolando forte dalla finestra del cucinotto, tralla nostra gioia per il suo ritorno.
Una volta tornò a casa mezzo sfasciato, forse investito di striscio da una moto, quella volta tememmo di perderlo, ma grazie a Dio le nostre cure, il veterinario, e la sua tenacia lo tennero in vita e lo fecero riprendere completamente.
Si fece tanti amici: la gattina grigia Titti, che purtroppo sene andò presto, poi il forse fratello Giglio, un gattone rosso dei vicini sempre più grasso, Nerina, che c'era già prima di lui e che non ha mai potuto vedere, hanno fatto memorabili urlate e zuffe, ma quando mancava uno, l'altro era triste. E poi ancora Tobia, il timido gatto dei vicini che divenne suo amico del cuore, ma che venne investito da una macchina, i vicini lo hanno sepolto in giardino, da allora Lampino andò molte volte a visitare la sua tomba, stava lì ad ore. E ancora Pippo, il suo allievo come amo definirlo, gatto di altri vicini bianco con la cosa grigia, simpaticissimo.
Ora chè è volato via il dolore mi attanaglia, col tempo si attenuerà, ho avuto altre perdite so come va purtroppo, ma non lo dimeticherò mai quel meraviglioso gattino, amico di sette indimenticabili anni, che infinitamente ci ha dato e che infinitamente amiamo.
Il suo parlare e rispondere con eloquenti miao a ciò che gli dicevi, quante lunghe chiaccherate c'ho fatto. Il suo salutare quando usciva, sdrotolandosi per terra. La sua cusiosità, spesso metteva il capo nei cespugli per vedere cosa c'era, oppure veniva a vedere da vicino cosa stavamo facendo se lavoravamo nell'orto. La sua intelligenza che tante volte lo ha salvato dai guai, capiva tantissime cose che fino ad allora credevo impossibili per un gatto, e aveva una bella memoria. La sua furbizia, quando mia madre voleva metterlo a letto e lui aveva ancora voglia di giocare, ne faceva di tutti i colori non c'era versi, era una comica.
I suoi mille posti personali che gli avevamo fatto o che si era ritagliato in casa o in giardino, come la sua poltrona, dove dormiva il pomeriggio nella bella stagione, e che è ancora lì, o il posto in mezzo all'erba dell'orto che si era fatto in una pianta di salvia che deriva da una precedente, piantata da me. E altrettanto le sue azzuffate con Nerina, memorabili, una volta a spinta la buttò giù dal terrazzo a forza, vidi la scena da sotto, Nerina ovviamente non si fece nulla. Il suo trattare gli altri mici del quartiere come il capo, e di certo lo era, se beccava un altro a mangiare i suoi chiccini o bere il suo latte erano dolori. Una volta era controvento e non odorò una gattina grigia avvicinarsi al suo mangiare, quando si girò e la vide passò subito in posizione da guerra, tralle risa di noi dietro il vestro della cucina.
E ancora, il suo stare ore al balcone a guardare dalla sua postazione, sul tavolino, cosa succedeva intorno con sguardo fisso e attento. Il suo seguire rumori e movimenti intorno a lui quando era nell'orto sempre pronto ad agguntare qualche animale. Il suo correrti incontro quando tornava a casa o aveva voglia di giocare. Il suo strusciarsi a tutte le porta di casa, alle nostre gambe, alle cose. Il suo animo cacciatore, un vicino aveva una voliera, ovviamente meta di tutti i gatti del quartiere, che pur non potendo agguantare le ambite prede, andavano a rimirarle, e lui pure ci fece varie visite. La sua diffidenza verso gli estranei, spesso si nascondeva dietro l'angolo del muro e di tanto in tanto sporgeva il capino per vedere, guardingo e attento cosa accadeva e cosa faceva il visitatore.
La sua straordinaria simpatia, la sua straordinaria e forte personalità, il suo tenace e fiero carattere, la sua meravigliosa comunicatività ma soprattutto il suo infinito amore per noi, che ci dimostrava con ogni gesto, con ogni miagolio che sembrava parlasse.
Una malattia felina, nonostante le mille cure e vaccini, lo ha portato via in due mesi, non voglio rivangarli ora, sono stati duri, lui ha lottato da leone, ed è stato con noi fino in fondo. Ma anche adesso lui continua a vivere, se c'è il Paradiso anche per i gatti, e di certo c'è, lui adesso è lì, con mia nonna, con Tobia, con la Titti, e con la nostra gattina che gli ha fatto da mamma. Gioca con loro ed è felice, e guarda giù verso noi, ci ama ancora come sempre noi amiamo lui come sempre. Tra molto molto molto tempo (a Dio piacendo) lo rivedremo lassù, fino ad allora e oltre, non lo dimeticheremo mai.
Ti voglio bene Lampino, grazie di tutto, un giorno ci rivedremo, fino ad allora ti vorrò sempre bene.



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anche io ho subito negli anni varie perdite di amici animali, cani, gatti e resterà sempre il loro ricordo.
un abbraccio immenso a te twenty e un saluto a lampino




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