Questa è la storia di un gatto, ma è soprattutto la mia e di mia moglie.
Fino a tre anni fa non sopportavo gli animali, mi piaceva guardare i gatti, ma da lontano (graffiano…) e pensare di toccare un animale…come si fa??? E farlo salire sulla poltrona... ma dai! Non avevo mai avuto un animale, mia moglie aveva avuto un gatto vent’anni prima, per qualche anno.
Poi, 3 anni fa, il 15 dicembre del 2007 arriva in giardino un gatto. Erano circa le due del pomeriggio, una giornata tersa e freddissima. Non era uno dei soliti gatti, randagi o dei vicini, era un gatto nuovo, rossiccio. Si ferma davanti ad una porta-finestra e io vado a guardarlo, incuriosito. Non era come gli altri, stava male. Aveva lo sguardo triste, era pieno di croste, sembrava uscito da una zuffa con qualcuno, forse un cane, ho pensato.
Non potevamo lasciarlo lì, con indifferenza, abbiamo deciso di dargli qualcosa. Gli abbiamo offerto un piatto con del latte. Nel frattempo lui si era rifugiato in un angolo esterno della casa. Non si avvicinava al piatto e soffiava. Gli abbiamo messo il piatto sotto il naso, ma lui niente.
E tremava.
Allora mia moglie, memore della trascorsa esperienza, è riuscita a vincerne la diffidenza ed avvicinarlo. Ma niente, non leccava il latte.
E tremava.
Così abbiamo deciso di portarlo in casa. Ho fatto un giro di telefonate per cercare un veterinario (era sabato), ne ho trovato al cellulare uno che apriva a metà pomeriggio.
E lì è successo qualcosa, senza che me ne rendessi conto. Io, che non potevo toccare un animale, dopo due ore sapevo fare le iniezioni, le flebo, gli accarezzavo il pelo sporco e pulcioso, non mi importava di sporcarmi, mi importava solo che quel micio riuscisse a sopportare le cure che gli stavamo facendo e si riprendesse. Se non l’avessimo soccorso, non avrebbe superato la notte. Era fiv+ avanzato, non mangiava e non beveva chissà da quanti giorni, perché aveva una stomatite, le croste erano forse cicatrici vecchie, ma più probabilmente effetto delle malattie. Pesava circa 2,5 kg, un sacchetto di pelle e ossa, era piuttosto anziano, intero, sicuramente un gatto di casa probabilmente abbandonato presso casa nostra perché morisse (in pace?).
In quei giorni mio papà se ne stava andando (sarebbe mancato quindici giorni dopo) e forse anche per questo, salvare quel micio aveva un significato speciale, una rivalsa sul destino che incombeva in famiglia.
Ricordo ancora quando ha dato la prima leccata al latte, a mezzanotte del giorno dopo: io e mia moglie eravamo con lui nella stanza, da qualche ora gli avevamo fatto il terzo antibiotico e lui, all’improvviso, si è alzato e piano piano si è avvicinato al piatto e ha bevuto. Ci siamo guardati, felici.
Mia moglie l'ha chiamato Alex, perchè era il nome del leone del film Madagascar, che avevamo visto poco tempo prima: speravamo fosse beneaugurante.
Il giorno dopo gli abbiamo comperato ciotole, cuccia, lettiera, pappa speciale per mici convalescenti. E poi enteogermina, antibiotici via via più leggeri, pastiglie per il fegato.
L’abbiamo ripreso bene, ha superato i 4 kg, e io, l’antianimalista, non vedevo l’ora di tornare a casa, la sera, per prenderlo sulle ginocchia e coccolarlo. Era buonissimo, birbantello il giusto, col tempo si è pulito e gli sono sparite le croste. Il vet era meravigliato dei progressi che aveva fatto.
Purtroppo però dopo qualche mese è arrivato il diabete. Noi abbiamo continuato a curarlo, insulina e cibo specifico. Il buon Alex è stato con noi otto mesi meno un giorno, poi due blocchi renali in 24 ore l’hanno portato sul ponte dell'arcobaleno. Noi crediamo di avergli regalato otto mesi di amore, una casa, una vita dignitosa ed in cambio quel micio ci ha cambiato la vita.
E ha fatto qualcosa anche dal ponte, ma questo ve lo racconterà mia moglie, se vorrà.
E quello che non sopportava gli animali adesso ne ha cinque…



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Alex!!!Hai fatto un bel lavoro con il tuo papy...





sono commossa anch'io 



a te, alla tua mogliettina e al piccolo Alex, lassù





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