...ed ecco che agosto è alle porte, e la tristezza scende nel mio cuore come già l'anno passato.
Era di un giorno torrido, subito dopo Ferragosto, il pomeriggio in cui, mentre un sole impietoso rendeva l'aria quasi bruciante nei polmoni, andammo al gattile comunale della nostra città per cercare una gattina. La cercavo nera, perchè ho sempre avuto un debole per i neri.
La struttura vecchia, con tante carenze, che ospita il gattile e anche il canile era tutto un latrato; pochi volontari a far passeggiare quei poveri cani dagli occhi tristissimi.
Entrati nei recinti dei gatti, sovraffollati e in condizioni igieniche piuttosto precarie, vediamo mici di ogni età che gironzolavano, guardavano i nuovi venuti un po' diffidenti, nessuno che si accostasse fiducioso. I piccoli avevano gli occhi così impauriti, solo pochi ardimentosi seguivano le loro rotte indisturbati.
Dalla penombra vediamo una piccola sagoma, indicataci dalla responsabile. Gli occhi gialli come due stelle. Così nera che si confondeva con le ombre.
Piccolina e magra, un po' spaurita. Mio marito la vede e gli si apre il cuore, così a me. Eccoti qua, la mia micetta. Qui al gattile sei Neretta, ma noi ti abbiamo già chiamato Bea, nel nostro cuore.
Il tempo di farla visitare, le andammo a comperare tutto quanto: trasportino, tiragraffi, lettiera profumata e cassettina, pappa buona, cuscino e cuccetta zebrata, un giochino a forma di topolino.
Ce la diedero a casa subito, quel pomeriggio; ricordo che mio marito aveva paura che l'aria condizionata dell'auto le facesse male. Teneva il trasportino come un piccolo tesoro.
La prima notte, Bea ha pianto un po', è salita sul letto tante volte, e tante ho cercato di farla scendere; poi verso mattina si è addormentata vicino a me, e io mi sono sentita in pace col mondo. Da allora, lei è stata la regina della casa, e del nostro cuore.
Dove eravamo noi, c'era lei; non voleva stare sola in una stanza per più di due minuti. Se cucinavo, lei si metteva acciambellata su una sedia in cucina,e mi guardava. Se studiavo, era vicino a me sulla scrivania, la sua coda lunga e con l'ultima vertebra spezzata ciondolante dalla cassetta portadocumenti.
E' stata con noi solo cinque mesi e mezzo;un triste giorno di gennaio, le abbiamo dato un paio di ali per arrivare senza dolore al Ponte, per una malattia incurabile.
Troppo poco tempo sei stata con me, Bea; eppure quel poco mi ha dato tanto.
Ma ogni agosto sarà per me triste, perchè ti ricorderò per sempre, piccola principessa mia.![]()



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Ciao piccola Bea, le ali che la tua mami e il tuo papi ti hanno regalato con la morte nel cuore, in quel triste e freddo giorno di gennaio, ti hanno permesso di volare per sempre felice sul ponte, un giorno potrai nuovamente incontrarli e allora potrete riabbracciarvi e insieme volerete verso la felicità eterna



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