Negli ultimi anni si è assistito ad una sempre maggiore evoluzione del pensiero e della legislazione riguardo alla centralità del benessere animale, anche nell’ambito delle azioni di controllo e salvaguardia sanitaria delle popolazioni animali.
L’Europa ha una serie di norme che parlano di benessere animale e lo Stato Italiano ha da tempo recepito il deciso mutamento della sensibilità sociale riguardo alla tutela del benessere degli animali domestici, con la Legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991. Prima di questa legge il destino di un gatto abbandonato, randagio, o non più voluto, poteva essere: l’eutanasia praticabile trascorsi appena 3 gg dalla cattura o la cessione ad Istituti Scientifici per la sperimentazione se non interveniva una rapida adozione da parte di privati e un gatto che veniva trovato ad una certa distanza dall’abitato poteva essere ucciso come animale nocivo(Reg Polizia Vet n. 320/1954).
Ora le cose hanno subito un grosso cambiamento, tuttavia relativamente al benessere dei gatti, non vi sono ancora normative di riferimento, in realtà la definizione di parametri per la valutazione del benessere dei gatti non è ancora stato oggetto di studi approfonditi, pur essendo ormai chiaro che la soddisfazione dei semplici bisogni fondamentali per la sopravvivenza (acqua, cibo, riparo) non bastava, e che era necessario tenere in considerazione dei bisogni di livello “diverso”.
Tramite studi approfonditi sull’etologia felina si è compreso che i comportamenti naturali emessi dai gatti devono poter essere salvaguardati anche nei casi in cui i gatti vivano confinati, pena andare incontro a condizioni di stress che rendono più difficile il management della struttura, gattile o allevamento o appartamento che sia, con relativo aumento di problemi di salute sia fisica che psichica. Da questo percorso nasce il lavoro che due comportamentaliste stanno portando avanti, un lavoro di ricerca sperimentale, che possa da una parte rilevare e descrivere il bisogno dei gatti che vivono in luoghi confinati, di un ambiente di vita stimolante e ben progettato, di cure appropriate e di interazioni sociali da parte di persone ma anche di altri animali, e dall’altra creare le basi per fornire delle semplici e appropriate linee guida per il corretto management dell’ambiente di vita dei gatti in allevamento.
L'attenzione verso questi importanti requisiti di gestione farà sì che si ottengano i risultati migliori ai fini delle aspettative di welfare dei gatti. Perché i nostri gatti siano sani, amichevoli e bene adattati, rendendo così più felici le loro esistenze e quelle di noi che li amiamo.
Ringraziamo fin d'ora chi vorrà sostenerci in questa ricerca e siamo a disposizione per chiarimenti e approfondimenti.
PER INFORMAZIONI E ADESIONI AL PROGETTO VI PREGO DI CONTATTARE IL SITO APPOSITO
Pet Ethology



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Bhe, beata te, io tutte queste certezze non le ho mai avute 




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