Disatteso l'obbligo di inserire un microchip sottopelle ai quattrozampe dai 2 mesi in su
In Italia sono 600 mila i cani randagi
Sono 1.650 i comuni inadempienti in materia di cattura e custodia degli animali «senzatetto»
ROMA - Sono circa 600 mila cani di «strada», di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio, e sarebbero 1.650 i comuni italiani fuorilegge che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall'Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi. I dati sono dell'associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) e sono stati diffusi dopo la drammatica notizia di un bimbo azzannato da un gruppo di cani senza padrone che si aggirava nelle campagne del Beneventano.
«SINDACI RESPONSABILI» - Che troppi enti locali disattendano le prescrizioni di legge in materia lo conferma anche il sottosegretario con delega alla Salute, Francesca Martini: «Le norme contro il randagismo non sono applicate» ha detto commentando la notizia della morte del bambino, annunciando una indagine dei servizi veterinari del ministero su quanto accaduto. Ma Martini parla con chiarezza di «degrado» e di responsabilità dei sindaci. Sempre secondo un rapporto dell'Aida sono infatti oltre 1.200 i comuni che non dispongono di un servizio di cattura dei cani randagi. Le maggiori irregolarità riguardano la Sicilia, la Campania e l' Abruzzo. Solo nei mesi luglio e agosto sarebbero stati abbandonati abbandonati qualcosa come 11.500 cani e di questi solo un terzo sono entrati nei canili italiani.
L'OBBLIGO DEL MICROCHIP - Lo scorso agosto è stata emanata una ordinanza che contiene una serie di misure proprio per prevenire abbandoni e randagismo. Tra le sisposizioni prevede l'obbligo di applicazione del microchip sottopelle, che deve essere essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all'anagrafe canina regionale. Contestualmente all'applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell'anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione deve accompagnare il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. Insomma: non dovrebbero esseri più casi di trovatelli di cui non si possa risalire all'origine. I Comuni devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e i sindaci sono responsabili dell'osservanza di tali procedure. Ma in molti casi gli stessi agenti della polizia municipale non hanno in dotazione neppure un apparecchio per la rilevazione e la lettura del microchip.
IPOTESI LUPO E ZOOMAFIE - Intanto si fa luce anche un'altra possibilità nelle indagini sulla morte del piccolo Mattia: che ad azzannarlo possa essere stato un animale diverso da un cane, un lupo o un cinghiale. Una risposta certa potrà venire solo dopo l'autopsia disposta sul piccolo per martedì. Secondo quanto si è appreso, infatti, su uno dei sei cani sequestrati nei dintorni dell'abitazione della vittima sono state trovate ferite risalenti a meno di un mese fa e riconducibili ad uno scontro avuto con un cinghiale. L'altra pista, avanzata con molta prudenza, è quella del lupo, la cui presenza in zona non si può escludere. Ma non si scarta nemmeno la pista zoomafia, legata all'abbandono nella zona di cani addestrati per i combattimenti: un'ipotesi che troverebbe conferma nel recente ritrovamento di un setter da combattimento qualche giorno fa nel vicino comune di Paduli.
Fonte: In Italia sono 600 mila i cani randagi - Corriere della Sera



LinkBack URL
About LinkBacks




Rispondi Citando


Segnalibri