Buongiorno. Sono nuovo di questo forum e mi sono iscritto per raccontarvi una storia.
Sarà una storia volutamente senza nomi: voglio che ognuno si possa immedesimare nella vicenda e poi esprimere il proprio parere senza pregiudizi di parte.
Perché in fondo è questo che cerco: avere un parere da persone che sanno di cosa parlo ma allo stesso tempo hanno un punto di vista “esterno”.
Era Ottobre 2007 quando decisi di prendere un gatto. Sin da bambino sognavo di avere uno di quei bei gattoni pelosi che si vedono sui calendari, grossi, morbidi e tanto coccoloni. Ma ero un po’diffidente: mai avuto un gatto in vita mia e non ho mai apprezzato granché quel fare ai miei occhi un po’infido tipico del felino nostrano. Ma alla fine mi ero convinto: “vedrai che imparerai ad amarli” mi dicevano.
E così è stato, ma… non avevo dubbi!
Iniziano le mie ricerche, e alla fine mi imbatto in un allevatore della mia città. Lo chiamo, fisso una visita di incontro e… ci vediamo. Ma soprattutto vedo Lei, la mia micia. Ed è amore a prima vista.
Era l’ultima rimasta della sua cucciolata o meglio, era l’ultima NOT FOR BREEDING, ossia “da compagnia”, dato che le sue “linee” non erano compatibili con gli standard di razza.
Non vi spaventate dei tanti termini “tecnici” usati: ne ero completamente a digiuno e mi sono fatto una cultura in materia, mio malgrado.
Comunque, torniamo a Lei… che dire? Bellissima, pelosa, morbida, colorata, dolcissima e tanto tanto tanto coccolona! Mi sono innamorato subito, quando, sin dalla prima mattina mi è venuta a svegliare a suon di leccate in faccia, abitudine che non avrebbe mai perso nel tempo. Non sarà stata in standard ma per me era ed è il più bel gatto che abbia mai visto.
I giorni passano e Lei cresce, sana e forte. L’esperienza mi era tanto piaciuta che nell’estate 2008 decisi di non farla rimanere da sola: “prendiamole un amichetto!”.
Da chi vado? Dall’allevatore che mi aveva dato Lei, ovviamente, con il quale, nel frattempo, si era instaurato un buon rapporto di fiducia che preludeva ad una possibile amicizia. L’allevatore aveva avuto da poco una nuova cucciolata dalla mamma di Lei, ma stavolta con un papà diverso. Tra tutti spicca un cucciolo rosso molto vivace e molto promettente in termini di “linee”. Di qui la proposta dell’allevatore: lo vende a me, rimandando la decisione su una eventuale sterilizzazione per poter vedere se il “ragazzo” manteneva davvero le promesse!
L’amicizia con l’allevatore e l’oscuro fascino di avere un esemplare da mostra in casa mi aveva spinto a provare l’avventura dell’esposizione. Prima il Magnificat, poi Modena: due ottimi piazzamenti e la qualifica di “very promising boy”.
E l’allevatore inizia a farmi capire che presto sarà l’ora dell’accoppiamento: “è un bell’esemplare, merita di avere una progenie!”
Ma soprattutto anche Lui era speciale: vivace, giocoso, coccolone e molto affiatato con la sorellastra. Cosa chiedere di meglio?
Mi avevano tuttavia spiegato, in primis l’allevatore, che avere questi felini in casa è anche una bella responsabilità: la razza in questione è soggetta a malattie ereditarie, e in particolare l’HCM o “miocardiopatia ipertrofica”. Per questo motivo tutti i soggetti da allevamento devono essere sottoposti a test genetici. Ma non basta ad escluderne la presenza: periodicamente, almeno una volta l’anno a partire dal compimento del primo anno, tutti i mici vanno controllati tramite eco-cardio per evitare lo sviluppo della patologia. E io, puntualmente e scrupolosamente, mi sono fatto carico di questa esigenza. Lei al compimento del primo anno fa il suo primo eco-cardio: “tutto in regola e ci vediamo tra sei mesi” dice il radiologo. Lui è in lista di attesa, al suo primo compleanno, ad inizio aprile, riceverà in regalo una bella visita in clinica specialistica!
Arriviamo a marzo 2009, il 15 marzo, per la precisione. Faccio l’ultima delle mie “ultime” partite alla play. Loro sono in bagno che giocano. A un certo punto un tonfo secco. Mi arrabbio: “che hanno rotto stavolta?”
E invece no. Vado a controllare e trovo Lui in terra, scosso da convulsioni. E poi più niente. Morto. Secco. Da un momento all’altro, senza preavviso. Era l’HCM.
Ormai esanime lo porto alla clinica veterinaria. Serve l’autopsia: devo essere sicuro delle cause del decesso. E il referto, arrivato qualche settimana dopo, parla chiaro, chiarissimo: HCM, come volevasi dimostrare.
Il giorno dopo, distrutto e azzerato psicologicamente, avviso l’allevatore. Cade dalle nuvole! “Non è possibile”.
Non è un bel momento per lui: varie vicissitudini personali lo stanno bersagliando, costringendolo a trasferire i propri mici da casa ad un apposito spazio all’aperto. Mi confessa che in sé sta seriamente pensando di chiudere l’allevamento. Mi propone allora di prendere in regalo il suo ultimo riproduttore, che è troppo abituato all’ambiente casalingo e all’aperto si sta lentamente ammalando. Il micio sarebbe poi il papà del nostro Lui e a detta dell’allevatore ne avrebbe il medesimo carattere.
Ci provo, ma Papà Micio sta davvero male. È pieno di croste in tutto il corpo e si comporta in modo anomalo. Lo visita il mio veterinario di fiducia e rimane molto perplesso: “un collezionista d’auto non ti regala la sua Ferrari”.
Una mattina mi sveglio e trovo una pozza di sangue in casa. Guardo Lei, la analizzo in tutto il corpo: nessuna ferita. Faccio lo stesso con Papà Micio: tutto ok. Poi mi accorgo: viene dalla sua bocca. Cerco di aprirla ma non si vede nulla. Corro dal mio veterinario.
Lui lo seda e inizia a pulirlo, ma non si capisce la causa. Facciamo le analisi: tutto negativo. Anche all’eco non si vede nulla. Il veterinario mi dice: “non riesco a capire cosa abbia, ma di sicuro niente di buono”.
Non posso rischiare un eventuale contagio. Chiamo l’allevatore e lo avviso che gli sto riportando Papà micio.
Passano un paio di mesi, arrivo a Maggio 2009 e mi chiama l’allevatore: Papà micio ora sta bene. Aveva una malattia psicosomatica dovuta alla lontananza col suo padrone. E… un principio di HCM!!! (toh, che sorpresa!)
Doveva quindi essere destinato ad una vita tranquilla e, pertanto, sterilizzato. Ma, da bravo stallone quale è, aveva fatto appena in tempo a dare vita ad una nuova cucciolata. Di qui la proposta dell’allevatore: qualora i test genetici fossero stati negativi mi avrebbe regalato uno dei cuccioli in risarcimento per quanto accaduto al mio micio.
Ma non me la sono sentita. Troppa era la paura di rivivere l’incubo, troppo alto il rischio di avere una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro.
I mesi successivi passano nella tranquilla normalità. Lei fa i suoi controlli: tutto nella norma.
Il 21 dicembre 2010, è il momento del suo quarto eco-cardio. E allora la porto come di consueto nella solita clinica specialistica di riferimento, da molti considerata la migliore della mia città nonché la più costosa. Solito referto: sta bene. Nessuna traccia di HCM e un bel sospiro di sollievo per me.
L’allevatore? Nel frattempo, dopo il mio rifiuto, è sparito. Lo informo via mail che Lei sta bene ma non ottengo risposte. Mi si conferma il sospetto che il suo vero interesse fosse Lui, il suo potenziale nuovo riproduttore. Una volta morto, infatti, i rapporti si erano parecchio diradati.
È il 26 dicembre pomeriggio. Ora della cena. Lei si avvicina alla ciotola. Cade a terra. Si scuote. E muore. Come suo fratello. Nella stessa, identica, improvvisa, infame maniera di suo fratello. Ennesimo viaggio alla clinica specialistica. Ennesima richiesta di autopsia. Ennesimo sospetto che serpeggia in me.
Stamattina mi è arrivato il referto: HCM.
Qui, per ora, si chiude la mia storia. Aggiungo qualche domanda per avere un parere da Voi.
Con chi me la devo prendere?
Con l’allevatore che mi ha dato 2 mici entrambi con HCM e ne ha messi in giro altri potenzialmente malati?
Con il radiologo a cui ho pagato referti che valgono quanto carta straccia?
Con la genetica?
Con il mondo degli allevatori che pur di portare avanti le linee poco importa se vengono diffuse patologie ereditarie?
Con la categoria dei veterinari “lo faccio per i soldi” pronti a incassare svariati euro per una firma, e chissenefrega se dietro tale firma c'è un costoso referto senza responsabilità che lascia il tempo che trova?
Con me stesso che ho scelto di prendere questa razza anziché andare al gattile, alimentando questa giostra che di divertente ha ben poco?
O con nessuno, perché semplicemente “doveva accadere”?
Io non so che pensare. So solo che mi mancano troppo.



LinkBack URL
About LinkBacks



Rispondi Citando

Pur non facendo il nome della razza, mi pare di aver capito che siano Maine Coon, la stessa dei miei 2 gatti.






spero che ti deciderai prestissimo ad adottare un altro micione/a/i che ti possa coccolare e consolare...

con una facilità estrema, aprire un affisso e spacciarsi per un grande esperto piazzandoti gatti, oltretutto, a prezzi folli ed allucinanti.
Stufi di sentire discorsi osceni abbiamo preferito così.





Segnalibri