Si chiude l’indagine sulla sperimentazione della pillola abortiva Ru486 a Torino. E pare che per i quattro medici dell' ospedale Sant' Anna potrebbe arrivare il rinvio a giudizio. Il ginecologo Silvio Viale, il primario Mario Campogrande, il professore universitario Marco Massobrio e l' ex direttore generale dell' ospedale, Gianluigi Boveri, sono accusati di aver violato la legislazione italiana in materia di aborto e di non avere rispettato il protocollo con cui il Consiglio superiore di sanità aveva autorizzato la sperimentazione della pillola.

Il nodo della questione è abbastanza semplice: le donne a cui veniva somministrata la Ru486 venivano lasciate andare a casa, mentre il protocollo prevedeva che rimanessero in ospedale fino all' assunzione della seconda pillola e quindi alla conclusione del trattamento. «Dal punto di vista scientifico la questione è risolta - spiega Silvio Viale, il ginecologo indagato - perché l'Emea (l’Agenzia europea per i medicinali che ha sede a Londra ) ha stabilito che non è necessario il ricovero ospedaliero per la donna trattata con la Ru486 e ha approvato i dosaggi minori, proprio come abbiamo fatto nello studio condotto al Sant'Anna».

Gli indagati si dicono sereni e fiduciosi nell’operato della magistratura: a loro sostegno è intervenuto anche il ginecologo Massimo Srebot dell’ospedale di Pontedera, in provincia di Pisa, un altro centro di sperimentazione della Ru486. «L'ospedale non è un carcere – spiega – non possiamo imporre il ricovero coatto alle donne che spontaneamente si sottopongono all'aborto farmaceutico. Da noi a Pontedera la donna, dopo l'assunzione della prima pillola, lascia l'ospedale volontariamente firmando l'apposito modulo per le dimissioni. I medici – prosegue – restano in preallarme e in contatto con la paziente e tutto si svolge senza particolari preoccupazioni. Dopo due giorni la donna ritorna in ospedale dove, dopo l'assunzione di una seconda pillola, avviene l'aborto vero e proprio con l'espulsione del feto».

Fonte: l'Unità.it - Pillola Ru486, si chiude l'inchiesta su 4 medici di Torino - Interni