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Ascaridi e Ancylostomi – Parassiti intestinali del gatto

Quando un nuovo gatto entra nella nostra famiglia, sappiamo che uno dei primi trattamenti che il veterinario prescriverà al nuovo arrivato sarà la cosiddetta sverminazione, intendendo con questa parola l’eliminazione di vermi e altre “bestiacce” indesiderate che possono albergare nella pancia del nostro micio (e, in alcuni casi, anche di un gatto adulto).
In realtà, questo termine non è del tutto corretto, poiché non sono soltanto vermi i piccoli animali che trascorrono la totalità o parte del loro ciclo vitale all’interno di un ospite canino o felino, sebbene essi rappresentino la maggioranza delle specie interessate.
Vediamo quali sono i più comuni parassiti intestinali del gatto:

Nematodi, o vermi tondi
A questa categoria appartengono numerosissime specie, di cui molte sono a vita libera e si nutrono di batteri, piccoli invertebrati o funghi; molte altre al contrario vivono come parassiti di animali più grandi: mammiferi, uccelli, rettili. Sono chiamati “vermi tondi” perché presentano un corpo cilindrico e allungato, che li differenzia dai Platelminti o vermi piatti, di cui fanno parte anche i Cestodi.
Nel gatto sono due i gruppi di Nematodi parassiti che si localizzano da adulti nell’intestino tenue: gli Ascaridi e gli Ancylostomi.
In entrambi i casi l’infestazione avviene per l’ingestione da parte del gatto delle uova mature o delle larve presenti nell’ambiente perché un altro gatto infestato le ha emesse con le feci in precedenza oppure perché presenti all’interno dei tessuti di piccole prede come i roditori, che a loro volta si erano infestati ingerendo le uova.
Una volta giunta nell’intestino la larva non si sviluppa subito ad adulto, ma effettua una migrazione attraverso il fegato e i polmoni dell’ospite, dove compie delle mute a stadi larvali più evoluti.
A questo punto il suo destino cambia a seconda dell’età del gatto ospite: in un gatto di età inferiore a circa 3 mesi, la larva torna nell’intestino dove si sviluppa ad adulto e si accoppia con altri adulti producendo numerose uova, che saranno eliminate con le feci.
La presenza degli adulti nell’intestino è la causa della sintomatologia tipica delle infestazioni intestinali dei cuccioli: addome “a botte”, lieve diarrea o abbattimento. Se massiva, l’infestazione può portare anche a ostruzione intestinale o invaginazioni.
Nel gatto di età superiore ai 3 mesi, la larva non completa il ciclo diventando un adulto, ma trova una localizzazione somatica: si incista cioè nei tessuti dell’ospite e resta quiescente, senza quindi dare origine a sintomatologia enterica.
Gli Ascaridi (Toxocara cati, Toxascaris leonina) possono dar luogo ad infestazioni gravi già nei gattini di pochi giorni di vita, poiché la prima fonte di infestazione è proprio il latte materno: le larve quiescenti presenti nei tessuti di mamma gatta si mobilitano nel periodo post-partum e giungono alle mammelle, riuscendo in tal modo ad infestare i gattini per via galattogena. Nel gatto non c’è, come invece avviene per il cane, la trasmissione transplacentare dell’infestazione.
Gli Ancylostomi (Ancylostoma tubaeforme, Uncinaria stenocephala) sono vermi ematofagi, si nutrono cioè del sangue dell’ospite: la sintomatologia in caso di infestazioni gravi può comprendere anche diarrea con sangue e anemia, ad insorgenza acuta o cronica. Le larve di questi particolari nematodi possono inoltre infestare l’ospite anche penetrando attraverso la cute.
La diagnosi negli animali in cui è presente il parassita adulto e in fase riproduttiva (nei gattini, quindi) si effettua mediante un esame coprologico, con il quale sarà possibile mettere in evidenza le uova dei parassiti nelle feci.

Il rischio zoonosico, ovvero “Se il mio gatto è infestato da nematodi intestinali, io rischio di infestarmi?”
Se l’uomo ingerisce la forma infestante dei nematodi intestinali del gatto, può effettivamente andare incontro a quelle che vengono definite Sindromi da larva migrans: le larve non compiono mute ma effettuano migrazioni in organi e tessuti determinando lesioni e sintomi molto variabili in caratteristiche ed entità, a seconda dell’organo colpito.
I bambini, che giocando all’aperto spesso sono a contatto con terra o sabbia potenzialmente contaminata, sono maggiormente esposti al rischio di infestazioni accidentali, ma grande attenzione dovrebbe essere posta anche da parte di donne in gravidanza o soggetti in condizioni di immunodepressione.
Il rispetto delle norme di igiene personale e ambientale e il regolare trattamento antiparassitario degli animali domestici può certamente ridurre in maniera sensibile tale rischio. 

Bibliografia:
www.esscap.org — sito dell’European Scientific Counsel Companion Animal Parasites®
G.M. Urquhart, J. Armour, J.L. Duncan, A.M. Dunn, F.W. Jennings – “Parassitologia Veterinaria” – edizione italiana a cura di Claudio Genchi. UTET.
M. Genchi, G.Traldi, C. Genchi – “Manuale di Parassitologia Veterinaria” – Casa Editrice Ambrosiana

Per la stesura di questo articolo ringraziamo di cuore la nostra amica Rachel.